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Messaggio Da Il Libraio il Lun Giu 10, 2013 7:01 pm

Cara Sibilla, perchè fra gli ospiti di Valleascosa proprio te osservo con più attenzione, non so. Ti guardo, la tua fotografia color seppia mi restituisce l'immagine di una giovane donna serena e sorridente, cerco di indovinare nei tuoi occhi il fremito che ti scuote, ma non lo trovo.
Puoi incarnare le fattezze e la sensibilità di una donna d'ogni tempo.
Oh, non sottrarti allo sguardo curioso di questo vecchio, che ancora sente la giovinezza, vivificandone il ricordo in quella altrui.
Definisci il dolore e la felicità. I due opposti.
Lascio qui la mia missiva e mi allontano.
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Messaggio Da Sibilla Aleramo il Mer Giu 12, 2013 4:12 pm

Caro Libraio, il dolore, fisico o di sentimento, è per me lacerante esperienza nonchè causa di angosciosi interrogativi. Vivere significa avere un retaggio di dolore, dubitare che la vita sia dono, ma piuttosto luogo di pena dove, per qualche oscura ragione, ognuno debba soffrire. E' un pesante e scuro burqa che mi avvolge, impedendo alla luce del sole di penetrare.
La felicità è ciò cui tutti aspiriamo; ma, ahimè, è soffio di vento, è l'attimo in cui ti espandi e lo si vive mentre passa. Chi di noi direbbe che un albero, una luce, un tocco possano essere felicità, ma questa è la frammentaria bellezza della vita che irrompe quando meno te lo aspetti. 
E la curiosità mi spinge a chiederti che cosa rappresentano per te questi due aspetti del vivere. 
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Messaggio Da Il Libraio il Gio Giu 13, 2013 8:42 am

Nella mia lunga vita, ho fatto esperienza di dolore e felicità e fra i due ricordo il momento della consapevolezza del dolore. Imparai che sono necessari e transeunti entrambi. Ma il dolore è in grado di mettere radici ben più della felicità, che è come una fata fugace e di breve vita.
Ho imparato che il dolore è maestro di vita. E che la felicità non è che quello spiraglio attraverso cui guardi cosa può essere eterno nei tuoi desideri, quando la realtà chiude prepotentemente quello spiraglio e ti lascia senza fiato. Il dolore è un galantuomo dai lunghi tempi, che modella dentro di te un provvidenziale cinismo. E insegna che non siamo in ultima istanza che animali su due arti.

Cosa è per te la natura?
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Messaggio Da Sibilla Aleramo il Gio Giu 13, 2013 9:15 pm

La natura è un'insieme maestoso e terribile al tempo stesso. E' privo di ragione. E' forza irrazionale che governa fenomeni e trasformazioni. E' leggiadra e crudele. E' acqua, fuoco, terra e aria in continuo divenire. E' casuale e causale. E' ordine e disordine. E' un tempo ciclico che si ripete.
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Messaggio Da Don Chisciotte il Lun Giu 17, 2013 4:31 pm

Cara Sibilla, caro LIbraio,
troppe cose sarebbe questa vita. E potenzialmente tutte. Ma non perché è magmatica, quanto perchè la si vuole definire nella sua essenza, nel suo senso. Questa ricerca del "nocciolo" della vita, farebbe dire al mio ottimo scudiero Sancio "è cosa complessa e fumosa che risposta non dà ".
 
E poiché abbiamo imparato l' uno dall'altro, sarei propenso a dargli ragione. E' forse errata la chiave di lettura. Possiamo leggere, qui ed ora, il fatto e le circostanze ad esso coeve. Tale lettura ci fornirà la forza per affrontare il dolore, la giusta energia per godere, sobriamente, della gioia che è come il volo dell'alato Mercurio ed un attimo dura.


Il resto lo si può vivere solo per fede, ma è altra storia. E' probabile che la vita abbia un senso, un qualche progetto teleologico, che sia come dissero saggi e filosofi, perfezione nel Logos, all'origine dunque,o per mezzo dell'entelechia alla fine cioè. Probabile. Ma chi veramente può sperimentare questo? A noi è dato di sognare ma sapendo di farlo, di constatare come terminali della realtà, e mai di sapere veramente. Solo interrogativi e la capacità di sentire la nostra elevata sensibilità umana che ci fa leggere il tutto fra un dramma della mente e un significato complessivo che solo conosce il Grande Costruttore. Ma nulla, ne sono certo, è frutto del caso.
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Messaggio Da Sibilla Aleramo il Mar Giu 18, 2013 3:10 pm


Il resto lo si può vivere solo per fede, ma è altra storia. E' probabile che la vita abbia un senso, un qualche progetto teleologico, che sia come dissero saggi e filosofi, perfezione nel Logos, all'origine dunque,o per mezzo dell'entelechia alla fine cioè. Probabile. Ma chi veramente può sperimentare questo? A noi è dato di sognare ma sapendo di farlo, di constatare come terminali della realtà, e mai di sapere veramente. Solo interrogativi e la capacità di sentire la nostra elevata sensibilità umana che ci fa leggere il tutto fra un dramma della mente e un significato complessivo che solo conosce il Grande Costruttore. Ma nulla, ne sono certo, è frutto del caso.



Io sono invece intimamente convinta che tutto sia frutto del caso, che a condizionare l’evoluzione umana sia stata la casuale combinazione di fattori del tutto contingenti ed ‘esterni’, in particolare eventi climatici e fattori geografici:  ma se ne faranno una ragione i sostenitori di Disegni più o meno intelligenti? 
Il potere delle circostanze è stato dominante nella nostra storia naturale e quindi i fattori primari che ci hanno condotti fin qui furono talvolta indipendenti. 

“Tutto ciò che esiste nell’ universo è frutto del caso e della necessità” (Democrito). 
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Messaggio Da Il Libraio il Lun Giu 24, 2013 7:55 am

Il Caso è partecipe dei nostri destini quanto il nostro agire, io credo. Il Caso a volte ne è principe, poichè non c'è scampo a qualsiasi progetto se irrompe la casualità che tutto dispone in altro modo.
Ma c'è un momento in cui il nostro agire e il Caso si intrecciano, ed è quando alimentiamo il suo dettato, abbandonandoci senza agire. Ergo, faber est quisque fortunae suae.
Don Chisciotte, Sibilla, cosa mi dite sulla follia?
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Messaggio Da Sibilla Aleramo il Ven Giu 28, 2013 3:33 pm

Il folle vive in una sua realtà, ma esiste una realtà oggettiva? Chi può essere in grado di giudicare quando una persona attraversa la linea che separa la normalità dalla follia?
La ragione è solo un sistema di regole che utilizziamo nel rapporto con gli altri, e se dal plurale passiamo al singolare vediamo che i nostri pensieri oltrepassano la linea di demarcazione razionale: c'è timore e pudore a narrare in pubblico il significato che in privato assegniamo alle cose, a partire dalle nostre sensazioni del momento, dalle nostre pulsioni, dai nostri incantamenti, dai nostri spunti poetici.
Non è forse "folle", dal punto di vista razionale, chiedere, come fa Leopardi "Dimmi che fai tu luna in ciel?", sapendo perfettamente che la luna non può rispondere?

Caro Libraio, ti metto qui una frase tratta dal mio diario

L'eredità del male di mia madre, io l'ho debellata da tanto tempo. Io ho voluto non divenir pazza, tutte le volte che la pazzia ho rasentata.

Aleramo, Sibilla Diario 1945-1960: 4 novembre 1945, domenica mattina
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