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Messaggio Da Il Libraio il Gio Mag 30, 2013 6:16 pm

Miei cari avventori di Valleascosa, vi propongo qualcosa che può solleticare la vostra passione per i libri.
Riportate qui la citazione più bella del vostro libro preferito.
Attenzione: unica regola, non può essere stato stampato dopo la vostra morte.
Nel riportare la citazione, aspetto una spiegazione.

Comincio io, citando un'ospite di Valleascosa, Sibilla.

Tutta la vita non è che il riflesso del mio essere…E così come sono mi piaccio.

Mia cara, mi piace anche solo l'idea di una donna... che si piace, che non compete e non teme confronti. Cito un tuo scritto, e ti dono una rosa.



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Messaggio Da La Duse il Ven Mag 31, 2013 7:38 am

Io cito un pezzetto della celebre Locandiera di Goldoni, che ebbi modo di interpretare sul palcoscenico.

Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata, adorata….a maritarmi non ci penso nemmeno; non ho bisogno di nessuno; vivo onestamente e godo della mia libertà. Tratto con tutti, ma non m’innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimanti; e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura.

Avrei voluto essere come lei in mia vita, piuttosto che lasciarmi soggiogare dall'amore di un libertino. Ma forse Mirandolina non sa che potrebbe far soffrire anche un cuore buono.
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Messaggio Da Sibilla Aleramo il Ven Mag 31, 2013 4:25 pm

Onorata della citazione, Libraio, e inebriata dal profumo della rosa, mi accingo a pubblicare la mia.

Gli indifferenti - di Antonio Gramsci

[L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica]......[La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa.]

Nell'Italia, paese dei Gattopardi, Gramsci eleva un inno alla dignità che ogni essere umano dovrebbe coltivare e difendere nella vita.

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Messaggio Da La Duse il Sab Giu 01, 2013 6:22 pm

Quest'uomo soffrì schiacciato dal peso del regime, soffocato nel suo istinto verso la libertà. E' un simbolo per chiunque non voglia piegarsi al volere del bruto, più forte e che abusa del potere.
Ottima citazione, Sibilla.
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Messaggio Da Il Libraio il Sab Giu 01, 2013 6:41 pm

Ooh, vedo che il mio invito incontra qualche partecipazione.
Vi offro quest'altra citazione, che è anche un aforisma.

La vita antica fu tutta silenzio. Nel diciannovesimo secolo, coll'invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini. Luigi Russolo

Il rumore frastornante che molti di voi non conoscono, perchè vissuti in altra epoca.
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Messaggio Da Eloisa il Dom Giu 02, 2013 10:44 pm

Come non fare mie le tormentate domande di Sant’Agostino nelle sue Confessioni, quando ancora cercava con affanno il Dio che consola e tutto in sé spiega, e non riusciva a trovarlo nella sua interezza?
Come non interrogarsi sulle bellezze del mondo e sulla infinita contraddizione di bene e di male, di perfetto e di imperfetto che pur regna nel mistero della sua creazione?

Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell'aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l'ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria: anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l'ha creata, se non la Bellezza Immutabile?
************************************************************

Davanti agli occhi del mio spirito ponevo l'intero creato, tutto ciò che ne possiamo scorgere, ossia la terra, il mare, l'aria, gli astri, gli alberi, gli animali mortali, e tutto ciò che ci rimane invisibile, ossia il firmamento celeste sopra di noi, tutti gli angeli e tutti gli spiriti che lo abitano (…)

Così concepivo la tua creazione, finita e ripiena di te infinito. Dicevo: "Ecco Dio, ed ecco le creature di Dio. Dio è buono, potentissimamente e larghissimamente superiore ad esse. Ma in quanto buono creò cose buone e così le avvolge e riempie.

Allora dov'è il male, da dove e per dove è penetrato qui dentro? Qual è la sua radice, quale il suo seme? (…) Ma da dove proviene il male, se Dio ha fatto, lui buono, buone tutte queste cose? (…) Da dove viene dunque il male? Forse da dove le fece, perché nella materia c'era del male, e Dio nel darle una forma, un ordine, vi lasciò qualche parte che non mutò in bene? Ma anche questo, perché?

Era forse impotente l'onnipotente a convertirla e trasformarla tutta, in modo che non vi rimanesse nulla di male? Infine, perché volle trarne qualcosa e non impiegò piuttosto la sua onnipotenza per annientarla del tutto?

O forse la materia poteva esistere contro il suo volere? O, se la materia era eterna, perché la lasciò sussistere in questo stato così a lungo, attraverso gli spazi su su infiniti dei tempi, e dopo tanto decise di trarne qualcosa? (…)

Quale onnipotenza infatti era la sua, se non poteva creare alcun bene senza l'aiuto di una materia non creata da lui? ".

Questi pensieri rimescolavo nel mio povero cuore gravido di assilli pungentissimi ….


Augustinus Hipponensis LE CONFESSIONI (Libro Settimo 5.7)


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Messaggio Da Eloisa il Mar Giu 04, 2013 10:07 pm

Male, rumore, persecuzioni e violenza. Questo è il mondo. Ma è anche amore ed amicizia. Non c'è nulla senza il suo contrario. Forse qui sta l'armonia e la saggezza del vivere mortale.
Vorrei citare queste parole di Seneca al suo amico Lucilio, parole che ho io stessa rivolto nelle mie Lettere all'ormai lontano e perduto Abelardo, che almeno potessi accoglierlo attraverso il nostro epistolario:
"Ti ringrazio delle tue frequenti lettere: così infatti vieni a me nell'unico modo possibile. Non ricevo mai una tua lettera senza che mi trovi subito con te. Se i ritratti degli amici assenti, che ne ravvivano il ricordo e alleviano il rincrescimento della lontananza con ingannevole e vano conforto, ci riescono graditi, quanto più sono gradite le lettere, che ci portano il vero ritratto dell'amico assente!"
Seneca, Lettere a Lucilio 40, 1
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Messaggio Da Virginia Woolf il Mer Giu 05, 2013 10:54 am

L'amicizia... la più nobile delle relazioni.
Mi piace pensare all'amicizia come al dono che la vita mi offerse, ai tempi del salotto di Bloomsbury, ma di questo narrerò nel mio spazio personale.
Cito, venendoti incontro sul tema, Eloisa, questa di Henry James, tratto dal mirabile "Ritratto di signora".

È sciocco dubitar di se stessi come sarebbe dubitare del proprio miglior amico: anzi si deve cercare di essere il proprio migliore amico e di vivere così in eletta compagnia.
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Messaggio Da Eloisa il Gio Giu 27, 2013 4:58 am

Nella mentalità medioevale l'uomo è nulla di fronte a Dio, che è tutto. Poche personalità eccezionali hanno saputo distinguersi, ciò nonostante, e mostrarsi al mondo nella loro unicità, e fu una sfida sempre dolorosa contro l'omologazione. Solo lentamente nei secoli la nuova concezione laica si fece strada. L'Illuminismo  portò l'individualità alla libertà e autonomia di espressione, che esplose infine nel Romanticismo.

"Mi inoltro in un'impresa senza precedenti, l'esecuzione della quale non troverà imitatori. Intendo mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della sua natura; e quest'uomo sarò io.
Io solo. Sento il mio cuore e conosco gli uomini. Non sono fatto come nessuno di quanti ho incontrati; oso credere di non essere fatto come nessuno di quanti esistono. Se pure non valgo di più, quanto meno sono diverso. Se la natura abbia fatto bene o male a spezzare lo stampo nel quale mi ha formato, si potrà giudicare soltanto dopo avermi letto.
"

JEAN JACQUES ROUSSEAU da LE CONFESSIONI

Questo libro-diario, pieno di sorprese, è stato scritto molti secoli dopo di me, ma mi è stata data la facoltà di leggerlo dal gentile Libraio, che me ne ha fatto dono con la preghiera di indicarne qualche significativo passaggio.

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Messaggio Da Virginia Woolf il Ven Giu 28, 2013 7:30 am

Quale mirabile passaggio citi, Eloisa!
Nel mio salotto, i libri di Rousseau sono stati aperti raramente, mio padre ne era appassionato. Ma mi sarei persa una citazione come questa, se tu non ne avessi riesumato il significato.
Mi piace questo orgoglio di sè, la certezza della propria unicità. Comprendo e condivido.
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Messaggio Da La Duse il Ven Lug 05, 2013 10:13 am

Per avere delle idee originali, straordinarie e forse immortali, non si deve far altro che isolarsi dal mondo per pochi momenti, in modo così completo che gli avvenimenti più comuni sembrino essere nuovi ed insoliti e si rivelino in tal modo nella loro vera essenza.
Arthur Schopenhauer

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